Aveva solo 24 anni. Una manciata di primavere e un cuore pieno di sogni. Era di Tempio Pausania, Gaia Costa, figlia di una terra antica che lei amava profondamente. Amava le tradizioni, il costume sardo,che indossava con orgoglio. E quel sorriso, che in tanti oggi ricordano, raccontava la bellezza semplice e autentica della sua generazione: quella che non smette di sperare, nonostante tutto. Era arrivata a Porto Cervo per lavorare, per guadagnarsi un futuro, come fanno tanti giovani che affrontano la stagione con la speranza di crescere, imparare, costruire qualcosa. Invece la sua corsa si è fermata lì, sull’asfalto. Sulle strisce pedonali. Dove nessuno dovrebbe morire. Non la conoscevamo, forse. Ma oggi il suo volto ci è entrato nel cuore. Perché avrebbe potuto essere una sorella, una figlia, un’amica. E perché la morte, quando arriva così, violenta e assurda, ci scuote tutti, quando una giovane vita si spegne così, la ferita è collettiva.
I suoi sogni sono rimasti sospesi, come i passi che stava compiendo verso il domani. La sua vita, piena di promesse, è stata cancellata in un istante. E resta solo il silenzio, e un dolore che non ha parole che non riescono a spiegare l’assurdità di una morte così. Una ragazza giovane, sorridente, rispettosa, responsabile, che credeva nei valori della sua gente, che forse sognava un domani in quella stessa terra.
Ci sono morti che urlano giustizia. Questa è una di quelle. Ci sono vite che si spengono troppo presto, e ci costringono a fermarci, a riflettere, a guardarci attorno. Perché ogni giorno, ogni gesto, ogni attraversamento può essere l’ultimo.
E mentre una famiglia piange, e tutta la Sardegna si stringe attorno a un vuoto che niente potrà colmare, resta il dovere di ricordare. Di fermarsi perché una giovane donna non c’è più. Che la sua luce è stata spenta da un attimo di distrazione, da un “non l’ho vista” che non basta, non consola, non giustifica.
E allora vale la pena dire, ad alta voce: quando siamo alla guida dobbiamo essere presenti, vigili, attenti. Ogni distrazione può costare una vita. E la vita di una persona è sacra, è cara, è insostituibile.
Che la terra le sia lieve. E che il cielo le restituisca i sogni che qui non ha potuto realizzare.
“Non era il tuo tempo”
Non era il tuo tempo,
ma il destino
non ha chiesto permesso.
Sei andata via
sulle strisce bianche
dove ogni passo
doveva essere sicuro.
Una giornata qualunque,
di sole e vento,
e tu che camminavi leggera
tra le strade di Porto Cervo,
col cuore pieno di futuro
e il lavoro tra le mani.
Avevi il sorriso di chi
porta la Sardegna nel cuore,
le tradizioni nel sangue,
e il costume sardo addosso
come una seconda pelle.
Ti vedevamo danzare
nelle feste di paese,
fiore tra i colori
delle gonne larghe
e dei gioielli d’antico oro.
Ora sei nel silenzio,
in quel punto esatto
dove il cielo incontra la terra,
ma ti sentiamo nel vento
che accarezza le montagne,
nel suono delle campane
quando arriva la sera.
Chi ti ha conosciuta
piange in silenzio,
ma ti porta nel cuore
come si porta
una stella caduta troppo presto.
Tu che volevi vivere,
amare, viaggiare…
ora riposi
tra i fiori di un’altra estate
che non ti ha voluta restituire.
Antonella Sedda
