C’era un silenzio speciale, ieri sera, nella campagna che abbraccia la chiesa di Nostra Signora D’Itria nel territorio di Gavoi. Un silenzio che parlava al cuore, che accoglieva, che custodiva. In quella piccola chiesa tanto cara ai gavoesi, Don Francesco Soru ha celebrato la sua prima Santa Messa nel paese che lo ha visto nascere, crescere e coltivare la sua vocazione. A un mese esatto dalla sua ordinazione sacerdotale, avvenuta il 30 maggio nella Cattedrale di Oristano, Don Francesco è tornato a casa proprio nel giorno dedicato alla Madonna. Non come si torna da un viaggio, ma come si torna da una chiamata. Il suo volto, colmo di emozione, ha raccontato senza bisogno di parole la bellezza di un cammino custodito nel silenzio della preghiera, nell’abbraccio della fede, nella pazienza di Dio. La chiesetta, immersa nel verde, sembrava respirare con i presenti; ogni banco era colmo, ogni sguardo lucido. A fare da cornice, il cielo limpido e un sole gentile, quasi volesse accarezzare il giorno con la tenerezza che si deve ai miracoli. Don Francesco è tornato tra la sua gente, con un cuore nuovo e con la stessa gratitudine di sempre. E davvero, in quel suo primo “Sì” pronunciato davanti all’altare, si è potuta leggere la storia di un’anima generosa, che ha saputo ascoltare e rispondere. Durante l’omelia, Don Francesco ha introdotto la celebrazione con parole intense e ricche di significato:
“Oggi ci ritroviamo qui raccolti davanti a una donna che veneriamo come Nostra Signora d’Itria. È un gesto che questa comunità ripete da generazioni, un nome che ci dice qualcosa di familiare, di profondo, un nome che ci portiamo dentro in quanto legato alla nostra storia, alla storia del nostro paese, a qualcosa di conosciuto, a una presenza che ci accompagna da generazioni.
Il nome Itria viene dal greco e significa Colei che guida, colei che indica la via. Questo ci dice qualcosa di importante su Maria: non è una figura da onorare solo in modo simbolico, non è un’immagine lontana, ma una presenza viva, che ci aiuta a capire dove andare anche quando tutto sembra confuso — e nel nostro mondo di confusione ce n’è tanta! Guardando lei, impariamo ad attraversare le fatiche che la vita ci pone davanti, cercando la luce anche nei giorni più pesanti.”
Il presule ha poi richiamato le parole del profeta Isaia, lette nella prima lettura, sottolineando come “Dio apre sentieri nel mare”, agendo anche quando noi non ce ne accorgiamo, distratti da un mondo che spesso ci allontana dal vero senso delle cose. Ha poi aggiunto:
“Per questo serve uno sguardo semplice, come quello di Maria. Lei ha scelto di restare, non si è tirata indietro neppure sotto la croce. E allora anche noi siamo chiamati a restare, ad accogliere, a perdonare.” Le sue parole hanno
guidato i presenti anche in una riflessione profonda sul senso della vocazione e sul cammino del servizio e sugli interrogativi che ognuno dovrebbe porsi su quello che facciamo nel nostro quotidiano, sulla capacità di accogliere e perdonare. Ha poi voluto rivolgere un pensiero speciale a tutti coloro che lo hanno accompagnato e sostenuto nel suo percorso, esprimendo la sua gratitudine con voce commossa e cuore aperto. Le sue parole, hanno toccato il cuore dei presenti, richiamando al valore della vocazione, alla bellezza dell’essere al servizio degli altri, all’importanza del cammino condiviso nella fede. Tra i presenti, il parroco di Gavoi don Michele Casula, don Albino Sanna, il sindaco del paese Salvatore Lai, familiari, amici, fedeli e tantissimi compaesani visibilmente commossi e orgogliosi di poter condividere questo traguardo spirituale.
Molti ricordano Francesco da bambino: curioso, discreto, attento. Altri lo hanno visto crescere tra chiesa e oratorio, cercando nella Parola quella luce che oggi lo guida. Oggi è diventato sacerdote del Signore, servo dell’Amore, ponte tra cielo e terra. Non per sé, ma per tutti. Le sue mani, ora consacrate, hanno spezzato il Pane della Vita per la sua comunità, mentre l’emozione si faceva preghiera, canto, lacrima. Al termine della Messa, un lungo applauso, abbracci sinceri e occhi che brillavano: Gavoi ha riconosciuto nel volto di quel giovane sacerdote una speranza viva, un segno concreto dell’amore di Dio per il suo popolo. E mentre la chiesa si svuotava piano, restava nell’aria un senso di pienezza. Come se tutto, per un attimo, fosse stato al suo posto. Don Francesco ha iniziato il suo ministero dove tutto è cominciato: tra la sua gente, nella sua terra, sotto lo sguardo della Madonna. Gavoi ha risposto con il cuore, dimostrando ancora una volta la forza della sua identità e la bellezza di una comunità capace di custodire, riconoscere e accompagnare i propri figli, specialmente nei momenti più significativi della vita.
Al termine della celebrazione è seguito un momento conviviale con un rinfresco preparato per tutti i presenti.
Con la sua Prima Messa, Don Francesco ha lasciato un’impronta profonda nei cuori gavoesi, che ora lo accompagnano con la preghiera e l’affetto in questo nuovo cammino al servizio del Vangelo.
E da qui, con il cuore colmo di gratitudine, riprende il cammino. In punta di piedi. Come fanno le cose sante.
Antonella Sedda
