Le api di Caprera producevano un ottimo miele; peccato però, che non ci siano più!

DiRedazione Web A

27/05/2025

“Le api di Caprera stanno bene, vivono in sdegnosa solitudine senza altri alveari vicini, in un contesto ideale dal punto di vista della biodiversità”; erano state queste le parole rilasciate a Teleregione, qualche giorno fa in un’intervista, da Luigi Manias, apicoltore di Ales, che alcuni anni fa, su incarico dei Musei Garibaldini di Caprera aveva installato, nei pressi di Casa di Garibaldi, un’arnia con sessantamila api. Peccato che il giorno dopo si sia recato di buon mattino Caprera, abbia chiuso l’arnia con tutte le api e se le sia portate via. La distanza tra le Ales e Caprera, il tempo necessario per giungervi (considerato anche il traghetto) e le spese, sarebbero questi i motivi che lo hanno indotto a smantellare il tutto; ed è un vero peccato!

Perché, come aveva affermato Manias, il miele prodotto e distribuito nei giorni scorsi, era “uno straordinario Millefiori, molto denso, dal sapore deciso, forte, come lo era l’antico titolare del terreno …”.

Tutto era partito quando era direttrice dai musei, Giannina Granara, con l’intento di riportare a Caprera il mondo delle api, tanto caro a Giuseppe Garibaldi che di quella coltura fece una delle sue occupazioni preferite. L’apiario fu realizzato nella vicina zona della Fontanaccia, dov’erano i famosi orti: una tettoia sotto la quale aveva sistemato diversi alveari, alcuni di legno e di forma comune, altri di cristalli, trasparenti e di forma ovoidale, provenienti dall’Inghilterra. E quello straordinario mondo si voleva riprodurre, a distanza di un secolo e mezzo, lì, al compendio di Caprera, con l’intento di realizzarvi il primo Museo Nazionale che avesse, al proprio interno, un alveare didattico da osservazione. Manias avrebbe assicurato, periodicamente, la cura delle api mentre si era parlato che sarebbero state organizzate giornate di sensibilizzazione e conoscenza del mondo delle api, in particolare per le scuole, con adeguata preparazione del personale; una serie di attività dunque, ambientali e didattiche che avrebbero reso particolarmente vivo il compendio.

Dopo anni di discussioni, convegni, pubblicazioni e spese, sul ripristino degli Orti di Garibaldi, questo della presenza delle api avrebbe rappresentato il primo tassello; tassello quantomeno per il momento (sperando in interventi statal-museali e comunali), “naufragato”. (CR)

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