Una serata intensa e ricca di emozioni quella tenutasi ieri sera al President Hotel di Olbia che ha accolto un pubblico numeroso e attento in occasione della presentazione di “Fit Una Die De’Eranu”, la prima raccolta di poesie della scrittrice Vanna Sanciu, edita da Paolo Sorba Editore e inserita nella prestigiosa collana “Poeti Isolani”. La sala gremita ha ospitato un evento intenso e partecipato. Per oltre due ore, i presenti sono rimasti incollati alle parole, tra letture e musica, completamente immersi nel mondo poetico dell’autrice. Le poesie, scritte in limba logudorese con traduzione in italiano, sono state lette da amiche della poetessa e da noti poeti sardi, alternando versi in sardo e in italiano.

A rendere l’atmosfera ancora più toccante è stata l’accompagnamento musicale curato da Daniele Gala, che ha intrecciato le melodie con i versi, donando ulteriore profondità all’ascolto. A condurre la serata è stato Roberto Mette, mentre la poetessa ha dialogato con Antonio Rossi, offrendo al pubblico momenti di riflessione profonda sul significato della scrittura e sull’impegno dell’autrice. Nel corso dell’incontro, Vanna Sanciu ha affermato: “Le mie poesie parlano di sentimenti, di amore, di amicizia, di dolore e di rimpianti, ma anche di temi sociali legati alla tutela dell’ambiente, alla guerra, alla discriminazione razziale, all’annoso problema della violenza di genere. Racconto anche lo stupore che mi pervade di fronte alle bellezze dell’universo. Con la nostra lingua – ha aggiunto – si possono trattare i temi più disparati, esattamente come accade in qualsiasi altra lingua.”

Nel dialogo, Antonio Rossi ha sottolineato come la poesia di Vanna Sanciu sia un esempio di umiltà autentica: “Vanna tendeva a sottovalutarsi, spesso non veniva premiata e si domandava ‘Dove sto sbagliando?’. Eppure – ha proseguito – non si è mai arresa, ha continuato a scrivere, coltivando con tenacia e discrezione le sue doti letterarie, fino a farle emergere con forza e verità.”
Nel corso della serata, la poetessa ha raccontato il proprio percorso artistico, svelando di aver iniziato ad essere una lettrice appassionata di poesie, fin dalle allora cosidette scuole elementari dichiarando che quando la maestra assegnava una poesia da imparare a memoria, per lei era una grande gioia. La decisione di scrivere in sardo è nata però in un momento doloroso: dopo la morte del fratello, la lingua della terra o come la poetessa la definisce” Sa limba de su latte” le è sembrata la più autentica per esprimere la sua sofferenza anzi sembrerebbe volersi nutrire di questo fluido misterioso che nasce dal seno dalla madre terra di Sardegna. È così che la poesia in limba è diventata per lei strumento di resilienza, consolazione e rinascita. Quella mancanza non è infatti una forza deprimente quanto invece una spinta esistenziale che scavalca il muro della tristezza. Poi come afferma Rossi ” La poetessa continua a parlare d’amore dove cerca di sviscerarlo in tutte le sue forme” l’amore che si esalta nella lontananza, l’amore materno e paterno per ringraziarli dei doni ricevuti, che impreziosiscono i suoi versi e la sua lirica e tolgono il fiato al lettore. La dote letteraria della Sanciu si manifesta con forza nell’unicità del suo stile, capace di intrecciare intimità personale e identità collettiva. Il pubblico ha accolto l’opera con grande affetto, condividendo con l’autrice la bellezza e la potenza della parola poetica.
Alla fine dell’incontro, visibilmente commossa, Vanna Sanciu ha ringraziato i presenti per la calorosa partecipazione, dichiarando “questa giornata rimarrà per sempre nel mio cuore”.
Un esordio letterario che ha toccato le corde dell’anima e celebrato, attraverso la poesia, la forza della lingua sarda e la memoria delle emozioni. A conclusione della serata, i presenti hanno condiviso un piacevole momento conviviale, tra chiacchiere, sorrisi e brindisi, suggellando con calore e partecipazione una giornata che resterà nel cuore di molti.
Antonella Sedda
