“Chi sa, parli”: l’appello nella sabbia per Marco, il 22enne ucciso a Carnevale in Ogliastra

DiRedazione

01/04/2025

Un uomo a cavallo, simbolo di una giovane vita spezzata. Accanto a lui, tre figure che si coprono occhi, orecchie e bocca, richiamo esplicito a quel “non vedo, non sento, non parlo” che racconta l’omertà. È la nuova opera di Nicola Urru, artista sassarese, realizzata sulla spiaggia di Platamona per ricordare Marco Mameli, il 22enne di Ilbono ucciso otto giorni fa durante la festa di Carnevale a Bari Sardo, in Ogliastra.

Dopo l’appello accorato della madre di Marco, che sui social ha chiesto giustizia per il figlio, anche Urru lancia un messaggio forte, affidandolo alla sabbia e alle parole condivise sul suo profilo Facebook.

«Oggi per Marco non esiste ancora un colpevole? – scrive l’artista – La cosa più grave non è che esistano ancora atti violenti, ma che ci siano spettatori che vedono, sentono, sanno… e tacciono. Uno, cento, mille devoti al sacro voto dell’omertà».

Nel suo post, Urru non si rivolge all’assassino, ma a chi potrebbe aiutare a far luce sull’omicidio: «Non c’è nulla di cui vergognarsi nell’aver taciuto fino ad ora. Il silenzio, quello della paura, si può vincere. Ma quando diventa vigliacco, allora abbiamo fallito tutti».

E poi un’altra riflessione amara: «Esiste un deficit di empatia nella società di oggi. Ci si rifiuta di sentire come stanno gli altri, di immedesimarsi nel dolore di un genitore o di una fidanzata. Eppure – si chiede l’artista – se qualcuno avesse avuto più coraggio e meno timore, Marco sarebbe ancora vivo?».

Il messaggio si chiude con un’esortazione: «L’omertà è un veleno, ma l’antidoto esiste. C’è ancora tempo per la verità. La dobbiamo a Marco».

Un’opera effimera, destinata a svanire con il vento e la marea, ma che lascia un segno profondo. Perché, come ha scritto Oriana Fallaci – citata dallo stesso Urru – “Vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

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