Il lavoro c’è ma mancano i lavoratori specializzati: le imprese artigiane in crisi di manodopera

DiRedazione

14/03/2025

Il lavoro non manca, ma trovare professionisti qualificati è sempre più difficile. È l’allarme lanciato da Confartigianato Sardegna, che denuncia una crescente difficoltà delle imprese artigiane nel reperire lavoratori specializzati. Un problema che rischia di frenare lo sviluppo economico dell’Isola.

Secondo il dossier dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, basato sui dati Excelsior 2023-2024, nel 2024 le imprese artigiane sarde avevano programmato l’assunzione di 16.230 addetti, ma sono riuscite a trovare solo 8.720 lavoratori, con una difficoltà di reperimento che ha raggiunto il 53,7%. Un dato in crescita rispetto al 50,7% registrato nel 2023.

«Siamo di fronte a un paradosso: il lavoro c’è, ma mancano i lavoratori», ha commentato Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna. «Nel frattempo, il 21,4% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non cerca lavoro, non studia e non si forma. Un’emergenza che rischia di compromettere il futuro del Made in Sardegna e del Made in Italy».

Le imprese artigiane sarde offrono il 10,2% di tutte le assunzioni previste nell’Isola, ma la carenza di figure specializzate rappresenta un ostacolo sempre più difficile da superare. Le professioni più ricercate riguardano il settore delle costruzioni, della meccanica, del benessere e dell’artigianato artistico.

Le cause della crisi di manodopera

Tra i fattori che contribuiscono al mismatch tra domanda e offerta di lavoro spiccano la crisi demografica, il disallineamento tra formazione scolastica e competenze richieste dal mercato, la fuga di talenti all’estero e la mancanza di flussi migratori capaci di colmare il vuoto di manodopera qualificata.

A preoccupare è anche l’alto numero di giovani inattivi. In Sardegna, circa un quarto dei ragazzi tra i 25 e i 34 anni non lavora, non studia e non segue percorsi formativi.

Le strategie per affrontare l’emergenza

Per contrastare la carenza di lavoratori, le imprese stanno adottando diverse strategie: investimenti in welfare aziendale, miglioramento delle retribuzioni, opportunità di carriera più attrattive e politiche di formazione continua. Ma non basta.

«Serve un’operazione di politica economica e culturale per avvicinare la scuola al mondo del lavoro», ha sottolineato Meloni. «Occorre riformare il sistema di orientamento scolastico, rilanciare gli istituti professionali e tecnici, puntare sull’alternanza scuola-lavoro e sull’apprendistato professionalizzante».

Confartigianato Sardegna chiede anche politiche attive più efficaci, capaci di favorire l’incontro tra domanda e offerta e di incentivare la formazione di competenze specifiche, in linea con le esigenze del mercato produttivo.

Un problema nazionale

Il fenomeno non riguarda solo la Sardegna. A livello nazionale, nel 2024 le imprese italiane hanno registrato una difficoltà di reperimento del personale nel 47,8% dei casi, in aumento rispetto al 45,1% del 2023. La situazione è ancora più critica nelle imprese artigiane, dove la difficoltà raggiunge il 59,2%.

Tra le regioni più colpite figurano Veneto (65,2%), Umbria (65,1%) e Friuli-Venezia Giulia (64,8%). L’Abruzzo, con il 59,6%, è la prima regione del Mezzogiorno a registrare le maggiori difficoltà.

Il futuro delle imprese artigiane sarde

«Se questi problemi persisteranno, la crescita dell’occupazione in Sardegna rischia di essere frenata», ha concluso Meloni. «Le micro e piccole imprese, che rappresentano l’ossatura dell’economia regionale, potrebbero subire un duro colpo. È necessario intervenire subito per garantire un futuro solido al nostro artigianato».

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