Una speranza dietro le sbarre, il Vescovo Mons. Fornaciari celebra la Pasqua con i detenuti

All’interno delle austere mura del carcere di Nuchis, solitamente testimoni di silenzi gravidi e di solitudini profonde, hanno risuonato parole di speranza e di fede. In occasione della Pasqua il Vescovo della diocesi di Tempio-Ampurias mons. Roberto Fornaciari accompagnato dal cappellano, don Umberto Deriu, ha celebrato all’interno della casa circondariale di massima sicurezza una Santa Messa, trasfigurando anche se solo per qualche ora la quotidianità di questo luogo, infondendovi un’atmosfera di riflessione spirituale e di rinnovamento.
Durante la sua omelia, mons. Fornaciari ha messo in luce l’importanza del messaggio di Gesù: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Un invito, eco di quello angelico, che ha sottolineato la necessità di un ritorno in Galilea, simbolo di un nuovo inizio e della possibilità di rinnovamento spirituale. Il Vescovo ha ricordato l’episodio dei discepoli chiamati da Gesù, un momento che segna l’ora di seguire nuovamente il Maestro verso la vita. Ha evidenziato come, nonostante la disperazione seguita alla morte di Cristo, la risurrezione offre una nuova prospettiva di vita, una rinascita che sfida ogni aspettativa.
Ritornare in Galilea – spiegato mons. Fornaciari – significa rileggere l’esperienza dei discepoli alla luce della croce e della risurrezione, accogliendo la Pasqua come momento di rinascita e di speranza, anche nei momenti di maggiore difficoltà. Il cuore del messaggio pasquale, secondo il Vescovo, risiede nella capacità di trasformare la sofferenza e il male in opportunità di bene, di rinnovamento culturale e spirituale, invitando a una nuova comprensione della vita fondata sulla fede, la speranza, e l’amore. Un nuovo inizio che è un dono da accogliere con responsabilità e che richiede il coraggio di reimpostare la propria vita verso Dio e verso il prossimo, superando ogni forma di egoismo e di “cultura dello scarto”.
Un carcerato, rivolgendosi al Vescovo, ha detto: “Non si tratta solo di spostarsi da un luogo all’altro, ma di passare da un modo di vivere incentrato sul mondo a una vita dedicata al Padre. È una vera trasformazione, dall’io a Dio, che ci porta verso la libertà e la gioia, liberandoci dalle catene del peccato, come insegna l’apostolo Giovanni. Aprirci a Dio, – ha proseguito – incamminarci verso di lui, forse è questo il senso più profondo del messaggio Pasquale e allora bisogna farci illuminare dalla sua luce, esporre la nostra vita al suo giudizio e al suo perdono per mettergli di riaprire il discorso su di noi, che abbiamo forse voluto considerare chiuso. Ecco se entreremo in questa prospettiva coraggiosa mettendoci in stato di decisione e di conversione davanti a Dio noi quest’anno vivremo davvero la Pasqua con Cristo. “
La festa di Pasqua è stata per i detenuti di Nuchis una grande occasione di riflessione e rinnovamento spirituale, un momento in cui le mura del carcere sembravano assottigliarsi di fronte alla forza del messaggio di speranza e redenzione portato dalla visita del Vescovo e del cappellano.

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Redazione Teleregione Live - Sardegna

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